Associazione Italiana
Teleangiectasia Emmorragica Ereditaria
HHT ONLUS

La nostra Associazione è aperta a tutti i malati della Teleangiectasia
Emorragica Ereditaria o Sindrome di Rendu - Osler - Weber.
Lettera
di presentazione della Presidente
Associazione Italiana
Teleangiectasia Emorragica Ereditaria
HHT Onlus
c/o U.O. di Medicina Universitaria "A.Murri"
Az. Osp. Policlinico di Bari
P.zza G.Cesare, 11 - 70124 Bari
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Cos'è la Teleangiectasia Emorragica Ereditaria ?
Dal sito www.hht-italia.com
Definizione
La Malattia di Rendu-Osler-Weber nota anche come Teleangiectasia
Emorragica Ereditaria (sigla internazionale HHT da Hereditary
Hemorrhagic Telangiectasia) è una malattia ereditaria a trasmissione
autosomica dominante, caratterizzata da anomalie vascolari (capillari
e venule) dovute alla perdita dei tessuti di sostegno che normalmente
circondano i vasi sanguigni ed emorragie che possono interessare
potenzialmente ogni organo.
Epidemiologia
E’ difficile stabilire la frequenza della malattia per la sua
notevole variabilità clinica, anche tra membri della stessa famiglia.
Studi recenti suggeriscono che è molto più comune di quanto si
ritenesse in passato; ciò probabilmente dipende soltanto in parte
da un reale aumento dei casi di HHT e soprattutto da una maggiore
conoscenza dell’affezione e quindi da una migliorata capacità
diagnostica nei confronti di una malattia per troppo tempo non
adeguatamente conosciuta e studiata e spesso non diagnosticata
.
Cause
Ricerche genetiche recenti (1994-1995) hanno permesso di identificare
le alterazioni genetiche responsabili e di distinguere l’HHT in
due tipi in base al cromosoma interessato:
- HHT 1: mutazione di un gene localizzato sul cromosoma 9 che
codifica la sintesi di Endoglina;
- HHT 2: mutazione di un gene localizzato sul cromosoma 12 che
codifica per una proteina indicata con la sigla ALK-1 (Activin
Like Kinase 1).
L’HHT viene trasmessa come carattere autosomico dominante. Ciò
significa che per ogni gravidanza padre o madre affetti hanno
una probabilità del 50% di trasmettere al figlio la mutazione
e quindi la malattia, indipendentemente dal sesso del nascituro.
Endoglina e ALK-1 sono proteine necessarie al corretto sviluppo
dei vasi sanguigni:
l’anomalia in uno di tali geni comporta un difetto nella produzione
della rispettiva proteina e quindi altera lo sviluppo dei vasi
con dilatazione degli stessi e formazione di teleangiectasie e
di malformazioni artero-venose (AVM). Queste hanno distribuzione
ubiquitaria, sono scarsamente resistenti agli stimoli meccanici
e pertanto facilmente sanguinanti al minimo trauma o anche spontaneamente.
Un evento relativamente frequente nell’HHT 1 è la formazione di
fistole artero-venose, anormale “cortocircuito” tra arterie e
vene, principalmente a livello polmonare (PAVMs), ma anche cerebrale
(CAVMs) ed epatico (HAVMs). Nell’HHT 2 il rischio di fistole polmonari
sembrerebbe molto più basso.
Pertanto l'identificazione del gene mutato potrebbe avere un importante
ruolo clinico: decidere l'appropriato screening per l’identificazione
di PAVMs negli individui affetti da HHT.
Non esistono portatori sani della malattia in grado di trasmetterla
senza esserne affetti.
Nelle famiglie affette però possono esistere individui che pur
possedendo l’alterazione genetica presentano sintomi talmente
lievi da passare inosservati anche per molti anni. Ne deriva la
necessità di uno screening in tutti i membri delle famiglie colpite
anche senza segni apparenti di malattia.
Aspetti clinici
Una caratteristica dell’HHT è la sua estrema variabilità clinica;
nell’individuo che eredita la malattia non è possibile prevederne
il grado di gravità clinica.
Naso: Il sintomo più frequente presente nel 96% dei casi è rappresentato
dalle epistassi spontanee e ricorrenti. Compaiono in media all’età
di 10 anni ma possono insorgere anche più precocemente.
Hanno una frequenza variabile da una a due volte l’anno a più
volte al giorno e nei 2/3 dei pazienti tendono a diventare più
frequenti con il passare degli anni. Variabili sono anche la loro
durata (da pochi secondi a varie ore) e gravità (talvolta lievi,
talvolta abbastanza gravi e frequenti da causare anemia e richiedere
trasfusioni di sangue).
Raramente compaiono in età avanzata contribuendo a rendere più
difficile la diagnosi di HHT e ponendo problemi di diagnosi differenziale
con altre patologie, innnanzitutto l’ipertensione arteriosa.
Cute e mucose: Le teleangiectasie cutanee (polpastrelli delle
dita) e mucose ( labbra, cavo orale, congiuntive, mucosa nasale)
compaiono più tardivamente, in genere tra i 30 e i 50 anni di
età. Sono piccole lesioni piane o rilevate dal caratteristico
colore rosso vivo o rosso violaceo, costituite da capillari dilatati
e raggomitolati, molto fragili e quindi facilmente sanguinanti
con perdite comunque scarsamente rilevanti.Hanno dimensioni variabili
nel tempo per un lento ma progressivo accrescimento e tendono
in genere ad aumentare di numero .
Polmoni: L’impegno viscerale rende la malattia sicuramente più
grave per le conseguenze d’organo e sistemiche che può comportare.
Il 30-35% dei pazienti presenta fistole artero-venose polmonari
(PAVMs). Sono rare nell’infanzia e si manifestano tra i 20 e i
50 anni. Possono rimanere stabili o le loro dimensioni possono
aumentare progressivamente nel corso degli anni. Sono spesso multiple
e bilaterali, localizzate solitamente nei lobi inferiori, con
compromissione dell’importante funzione di filtro normalmente
svolta dalla rete dei capillari polmonari a causa dell’anomala
comunicazione tra arteria e vena (shunt destro-sinistro) che così
si viene a creare. La fistola impedisce ai capillari polmonari
di trattenere eventuali coaguli o colonie batteriche circolanti
che passano nel circolo sistemico causando attacchi ischemici
transitori (TIA), ictus ischemico, ascessi cerebrali, complicanze
potenzialmente letali o comunque invalidanti, spesso manifestazione
d’esordio dell’HHT. Ne deriva l’importanza di una corretta profilassi
antibiotica in occasione di estrazioni dentarie o di indagini
strumentali invasive (endoscopia) o inserimento di spirale nella
donna. Lo shunt destro-sinistro causa riduzione della quantità
di ossigeno in circolo (ipossiemia), soprattutto in presenza di
lesioni multiple, può essere responsabile dell’insorgenza di difficoltà
respiratoria (dispnea), affaticabilità, cianosi labiale e del
letto ungueale, policitemia (aumento compensatorio dei globuli
rossi in rapporto alla scarsa ossigenazione).
Più raro è il sanguinamento con presenza di sangue nell’espettorato
(emottisi) e più raramente nel cavo pleurico (emotorace), eventi
per i qualì sembrerebbe lievemente più a rischio la donna in gravidanza
(III trimestre).
Donne HHT prima della gravidanza, pazienti con storia familiare
di PAVMs o accidenti neurologici o con una mutazione del gene
endoglina nota (HHT1), data l'alta frequenza di complicanze neurologiche
meritano quindi uno screening dettagliato.
Cervello e midollo spinale: Malformazioni vascolari cerebrali
(CAVMs) sono presenti nel 5-10% dei casi, responsabili di cefalea,
epilessia, ictus emorragico (rottura di aneurismi) con esiti a
volte invalidanti (paraparesi) .
La cefalea è sicuramente la manifestazione neurologica meno grave,
tuttavia è spesso invalidante e comunque responsabile di una maggiore
utilizzazione di FANS che peggiorano la tendenza al sanguinamento.
Più rare sono le malformazioni artero-venose a livello del midollo
spinale, sospettate in presenza di dolori in regione paravertebrale
e/o disturbi della sensibilità a carico degli arti. La presenza
di fistole perimidollari è fortemente suggestiva di HHT e può
essere uno dei primi segni della malattia nei bambini.
Fegato: Le fistole artero-venose epatiche (HAVMs) sono frequenti
(75 % secondo la nostra esperienza) e spesso asintomatiche e pertanto
il loro trattamento generalmente non è necessario, mentre è utile
il loro monitoraggio nel tempo (Fig. 11). Comportano un aumento
di pressione nel sistema venoso portale e un sovraccarico di lavoro
per il cuore. Possono essere infatti causa di stasi biliare, cirrosi
epatica atipica con ipertensione portale e, soprattutto se voluminose,
di cardiopatia congestizia (scompenso cardiaco ad alta portata).
Possono essere diagnosticate mediante eco-color-Doppler, angiografia
selettiva dell'arteria mesenterica (in previsione di una embolizzazione).
Tratto gastrointestinale: Nel 25% dei casi è possibile il sanguinamento
gastrointestinale per la presenza di teleangiectasie a livello
della mucosa di esofago, stomaco ed intestino, rilevabili endoscopicamente.
Di solito l'esordio è nella V-VI decade. Lo stillicidio cronico
può determinare l'anemizzazione del paziente e rendere necessaria
l’assunzione di supplementi di ferro e/o trasfusioni di sangue.
Altri organi: Sono state osservate anche teleangiectasie retiniche
responsabili di emorragie intraoculari; possibile il sanguinamento
a livello del tratto genito-urinario.
Diagnosi
La diagnosi si basa sull'osservazione clinica (sintomi, segni)
e sulla storia familiare del paziente. Sono stati recentemente
pubblicati dei criteri diagnostici (Shovlin et al.- American Journal
of Medical Genetics, 2000) per la definizione di diagnosi CERTA
(soddisfatti almeno 3 criteri su 4) o SOSPETTA (2 criteri su 4)
:
1) epistassi spontanee e ricorrenti
2) teleangiectasie multiple nelle sedi tipiche (labbra, cavo orale,
mucosa nasale, polpastrelli delle dita)
3) fistole, malformazioni artero-venose o altre anomalie vascolari
viscerali (polmoni, cervello, midollo spinale, fegato stomaco,
intestino)
4) familiarità positiva (un parente di I grado con HHT certa).
Nelle famiglie affette è possibile fare un’analisi genetica (linkage)
per identificarte quale sia il gene responsabile dei due sino
ad oggi noti. Tale indagine può servire ad identificare gli individui
che pur avendo ereditato la mutazione non presentano segni apparenti
di malattia, a correlare il genotipo con il fenotipo ricordando
che la mutazione per l’endoglina determina il fenotipo HHT con
estrinsecazioni più severe sul piano clinico (fistole polmonari
e cerebrali).
Noi abbiamo intrapreso lo studio delle basi molecolari dell’HHT
in famiglie italiane selezionate sulla base dei criteri diagnostici
sopra esposti individuando diverse nuove mutazioni. La diagnosi
molecolare ha consentito l’identificazione di individui, figli
di soggetti affetti, che hanno ereditato la mutazione e non senza
sottoporre gli stessi ad esami strumentali. Come già detto, i
portatori di mutazioni del gene per l’endoglina hanno maggior
rischio di alterazioni dei vasi polmonari e cerebrali. Sulla base
della mutazione genica e della storia clinica della famiglia diviene
possibile sottoporre i soggetti a rischio, cioè quelli che hanno
ereditato la alterazione genica, a controlli strumentali in modo
da seguire l’evoluzione delle eventuali malformazioni vascolari
ed intervenire tempestivamente.
Tutti gli individui con diagnosi certa o sospetta dovrebbero sottoporsi,
per una migliore definizione diagnostica e per la prevenzione
mediante opportuni accorgimenti di complicanze anche fatali, ai
seguenti esami:
- ematochimici: esame emocromocitometrico, assetto marziale, emogasanalisi
arteriosa;
- strumentali: ECG, ecografia dell’addome, eco-color-doppler del
sistema venoso portale e delle arterie digestive, radiografia
del torace, ossimetria transcutanea, ecocardiografia con m.d.c.,
EGDS, RM encefalo, TC spirale del torace e dell’addome, angiografia.
Terapia
L’HHT è una malattia genetica non suscettibile di guarigione in
quanto attualmente non vi è ancora la possibilità di attuare un
trattamento specifico ( terapia eziologica “genetica”). Pertanto
nostro obiettivo non può essere curare il paziente ma controllare
i sintomi locali e sistemici della malattia e prevenire le complicanze,
in modo da garantire una vita il più possibile accettabile sia
dal punto di vista funzionale che psicologico.
In presenza di epistassi può essere utile l’osservazione di alcune
norme igienico-sanitarie quali l’adeguata umidificazione dell’ambiente,
l’applicazione quotidiana di lubrificanti nasali, evitare la permanenza
in ambienti troppo caldi o troppo freddi, evitare sforzi e traumi
nasali, evitare l’assunzione di farmaci vasodilatatori, ASA e
FANS per la loro interferenza con la normale coagulazione. Una
significativa riduzione della frequenza di epistassi è stata osservata
con l’assunzione di acido tranexamico ad alte dosi (1 g x 3/die)
per os (in bolo o in infusione e.v. al momento dell’epistassi);
dubbia invece l’efficacia di estroprogestinici (donne che non
rispondono alla terapia laser).
Se queste misure risultano insufficienti e la frequenza e la durata
delle epistassi compromettono la qualità di vita del paziente,
il primo trattamento raccomandato è la fotocoagulazione laser,
ben tollerata ma non definitiva per la formazione di nuove teleangiectasie
per cui è necessario ripetere il trattamento nel tempo.
La dermoplastica della mucosa nasale deve essere presa in considerazione
soltanto in caso di fallimento della terapia laser. Consiste nell’asportazione
della mucosa nasale sostituendola con un lembo cutaneo e, se eseguita
correttamente, riduce la frequenza e la durata delle epistassi.
Successivamente è bene mantenere sempre ben umidificata la cavità
nasale; la recidiva non consente di ripetere l’intervento.
L’embolizzazione arteriosa è anche efficace, ma solo temporaneamente
(6-8 settimane) in quanto le arterie collaterali a quella embolizzata
provocano rapidamente una recidiva.
Da evitare in ogni caso la cauterizzazione elettrica o chimica
che, soprattutto se condotte da mani non esperte, possono causare
alterazioni importanti a carico delle strutture nasali. Terapia
marziale o emotrasfusioni sono indicate in caso di anemizzazione.
Una profilassi antibiotica è consigliabile in previsione di interventi
chirurgici o estrazioni dentarie, dal momento che la presenza
di PAVMs in questi pazienti può essere clinicamente silente.
La terapia laser è anche il trattamento di scelta per le teleangiectasie
cutanee facilmente sanguinanti o più antiestetiche (laserterapia
dermatologica).
In caso di sanguinamento dal tratto gastrointestinale la terapia
farmacologica con estroprogestinici, danazolo ed octreotide ha
mostrato risultati promettenti con una riduzione del bisogno di
trasfusioni. Nei casi che non rispondono favorevolmente alle terapie
ormonali è indicata la cauterizzazione termica o laser per via
endoscopica.
Il trattamento delle fistole epatiche generalmente non è necessario
e viene riservato ai casi in cui esse sono causa di complicanze.
L’embolizzazione arteriosa può migliorare il quadro clinico dello
scompenso cardiaco ma, nello stesso tempo, può determinare necrosi
epatica e/o biliare per cui viene utilizzata soltanto in particolari
circostanze, eseguita da specialisti con esperienza di localizzazione
epatica dell’HHT.
Il trapianto d’organo rimane il trattamento di scelta per le malformazioni
artero-venose epatiche in presenza di una sintomatologia importante.
Il trattamento delle PAVMs è necessario per prevenire eventuali
complicanze neurologiche e polmonari e comunque migliora la performance
del paziente (aumenta la tolleranza all’esercizio fisico). Tutte
le PAVMs di diametro superiore a 3 mm devono essere trattate,
ovviamente in “mani esperte”.
Attualmente l’embolizzazione transcatetere percutanea con palloncino
o spirali metalliche, in centri con adeguata esperienza, è la
terapia di scelta .
Le CAVMs possono essere trattate in maniera differente secondo
le loro dimensioni, struttura e sede, chirurgicamente o con embolizzazione
transcatetere o con radioterapia stereotattica. Sono indicazioni
al trattamento dimensioni superiori a 1 cm, l’aumento delle dimensioni
con il tempo, l’emorragia.

